Immaginatevi seduti in una piccola izakaya (una sorta di gastropub giapponese) nel cuore pulsante di Tokyo. L’aria è satura di profumi deliziosi e, davanti a voi, una ciotola fumante che promette conforto e sapore. Questo è il katsudon, molto più di un semplice piatto: è un’istituzione, un abbraccio culinario che combina la croccantezza di una cotoletta di maiale panata (il tonkatsu) con la morbidezza di una frittata delicata e la dolcezza di una salsa agrodolce, il tutto adagiato su un letto di riso bianco perfettamente cotto. In Giappone, è il pasto degli studenti prima di un esame e degli atleti prima di una gara, perché “katsu” è omofono della parola “vincere”. Oggi, vi porto in questo viaggio sensoriale per ricreare a casa vostra non una semplice ricetta, ma un vero e proprio pezzo di cultura giapponese, con la promessa di una vittoria del gusto.
25 minuti
20 minuti
moyen
€€
Ingredienti
Utensili
Preparazione
Passaggio 1
Iniziate dal riso, il cuore del nostro donburi. Sciacquatelo abbondantemente sotto acqua corrente fredda finché l’acqua non risulterà limpida. Questo passaggio è fondamentale per rimuovere l’amido in eccesso e ottenere chicchi ben separati. Cuocetelo seguendo le istruzioni sulla confezione o, se lo avete, utilizzate un cuociriso per un risultato impeccabile. Una volta cotto, lasciatelo riposare coperto per almeno 10 minuti.
Passaggio 2
Mentre il riso cuoce, dedicatevi al maiale, la star dello spettacolo. Prendete le fette di lonza e, se necessario, praticate delle piccole incisioni lungo i bordi per evitare che si arriccino in cottura. Copritele con pellicola trasparente e battetele delicatamente con un batticarne per intenerirle senza sfibrarle. Conditele generosamente su entrambi i lati con sale e pepe.
Passaggio 3
Preparate ora la postazione per la panatura, un rituale che garantirà una croccantezza leggendaria. Disponete tre piatti fondi: nel primo mettete la farina, nel secondo un uovo leggermente sbattuto e nel terzo il panko. Passate ogni fetta di maiale prima nella farina, assicurandovi che sia coperta uniformemente, poi nell’uovo e infine nel panko, premendo bene con le mani per farlo aderire perfettamente. Questa tripla panatura è il segreto del vero tonkatsu.
Passaggio 4
È il momento di friggere. In un wok o in una padella dai bordi alti, scaldate l’olio di semi fino a raggiungere una temperatura di circa 170-180 °C. Se non avete un termometro, immergete uno stuzzicadenti: se si formano tante bollicine intorno, l’olio è pronto. Immergete delicatamente le cotolette, una o due alla volta per non abbassare la temperatura, e friggetele per circa 3-4 minuti per lato, finché non saranno dorate e croccanti. Scolatele su una griglia per far perdere l’olio in eccesso e mantenerle croccanti.
Passaggio 5
Mentre le cotolette riposano, preparate la salsa che le avvolgerà. In una padella piccola, unite 200 ml di acqua, il cucchiaino di dashi in polvere, la salsa di soia, il mirin, il sakè e lo zucchero. Portate a leggero bollore a fuoco medio, mescolando finché lo zucchero non si sarà completamente sciolto. La vostra cucina inizierà a profumare di Giappone.
Passaggio 6
Tagliate ogni cotoletta fritta a strisce di circa 2 cm di spessore. Versate un quarto della salsa preparata nella padellina e disponetevi sopra le strisce di una cotoletta, ricomponendola. Riportate a leggero bollore.
Passaggio 7
In una ciotolina, sbattete leggermente un uovo, senza montarlo troppo: il tuorlo e l’albume devono rimanere parzialmente separati. Versate l’uovo sbattuto sulla cotoletta e sulla salsa nella padella. Coprite con un coperchio e cuocete per circa 1-2 minuti. L’uovo dovrà essere cotto ma ancora morbido e tremolante al centro. Non cuocetelo troppo, la sua cremosità è essenziale.
Passaggio 8
L’assemblaggio finale è un momento di pura gioia. Riempite una ciotola capiente (il donburi) con una generosa porzione di riso caldo. Con delicatezza, fate scivolare il contenuto della padellina – cotoletta, uovo e salsa – sopra il riso. Ripetete l’operazione per le altre tre porzioni e servite immediatamente, mentre è ancora caldissimo e fragrante.
Il trucco dello chef
Per un panko ancora più croccante e leggero, potete tostarlo leggermente in una padella a secco per un paio di minuti prima di impanare la carne. Fate attenzione a non bruciarlo! Inoltre, quando versate l’uovo sulla cotoletta, fatelo con un movimento a spirale, partendo dall’esterno verso l’interno, per una distribuzione più omogenea.
Accordi perfetti
Il katsudon, con la sua ricchezza e la sua nota agrodolce, si sposa magnificamente con bevande capaci di sgrassare il palato. La scelta più tradizionale e azzeccata è una birra giapponese leggera e secca, come una Asahi o una Sapporo, che con la sua effervescenza pulisce la bocca. In alternativa, un sakè secco (karakuchi) servito freddo può esaltare le note umami del piatto. Se preferite il vino, optate per un bianco fresco e minerale, come un Riesling secco o un Pinot Grigio, che bilanceranno la grassezza della frittura.
Il katsudon appartiene alla famiglia dei piatti giapponesi chiamati donburi, che significa letteralmente “ciotola”. Si tratta di pasti completi serviti in una singola ciotola di riso sormontata da vari ingredienti. Oltre al katsudon, altri famosi donburi includono l’oyakodon (pollo e uova, letteralmente “ciotola genitore e figlio”), il gyudon (manzo stufato) e il tendon (tempura). Questa formula pratica e deliziosa è nata nel periodo Edo (1603-1868) come forma di fast food per i frequentatori dei teatri e i lavoratori, e oggi è uno dei comfort food più amati in tutto il Giappone.
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